Descrizione
Luca Ceccherini, Sebastiano Impellizzeri, Giuseppe Mulas,Ottavia Plazza, Giulio Saverio Rossi, Alan Stefanato
si confrontano con
Jessie Boswell, Gigi Chessa, Nicola Galante, Carlo Levi, Francesco Menzio, Enrico Paulucci Delle Roncole
Un progetto di Société Interludio
In collaborazione con Francesco Poli e Stefano Testa
Un progetto di Société Interludio
In collaborazione con Francesco Poli e Stefano Testa
Con il contributo di Giuseppe Arnesano, Davide Gambaretto, Federica Maria Giallombardo, Sergey Kantsedal, Matteo Mottin, Simona Squadrito.
Il Comune di Pavarolo, in collaborazione con l’Archivio Casorati, il Comitato Scientifico Studio Museo Casorati, presieduto da Francesco Poli, l’Associazione Plug IN, con il coordinamento della Sindaca Laura Martini promuove e presenta, nella stagione autunnale 2021, il progetto 6 pittori, che vedrà l’allestimento della mostra all’interno dello Studio Museo Felice Casorati e all’interno delle 6 Project Room, luoghi riconvertiti a spazi espositivi, sparsi nel paese di Pavarolo.
Il nuovo progetto espositivo, a cura di Société Interludio, in linea con le mostre realizzate negli ultimi anni, vuole mantenere vivo il dialogo tra la memoria di quei luoghi, dove ha vissuto e lavorato Felice Casorati, e gli artisti invitati ad esporre, che in questo caso sono 12 artisti: 6 pittori contemporanei dell’area piemontese, che hanno scelto di confrontarsi con i 6 pittori storici di Torino.
Sarà il Museo Studio Felice Casorati ad ospitare dodici opere dei Sei di Torino provenienti da varie collezioni private e dalla Galleria del Ponte, selezionate dallo storico dell'arte Francesco Poli, in collaborazione con il gallerista Stefano Testa.
Si potranno ammirare i seguenti quadri di Jessie Boswell (1881-1956), “Casa Gualino”, 1930, olio su cartone, 59 x 64 cm., e “Sergio con la balia”, olio su cartone, 32,3 x 24,7 cm., Gigi Chessa (1898-1935), “Nudo sulla poltrona”, 1929, olio su tela, 54 x 47,5 cm., e “Paesaggio di Nervi”, 1931. Olio su tavola, 41x38 cm., Nicola Galante (1883-1969), “Paese (San Nicola)”, 1929, olio su tavola, 30 x 28 cm., e “Testa d’uomo”, 1929c., olio su cartone, 30x25 cm., Carlo Levi (1902-1975), “Ritratto di Piero Zanetti, l’esploratore”, 1929, olio su tela, 65 x 80 cm., e “Parigi: Place du Terte”, 1928. Olio su tela, 38x46 cm., Francesco Menzio (1899-1979), “Ritratto di Persico”, 1929, olio su tela, 55 x 45 cm., e “Figura gialla”, 1929. Olio su tela 62x52 cm., Enrico Paulucci Delle Roncole (1901-1999), “Paesaggio a Rapallo”, 1930, olio su tela, 75 x 91 cm., e Senza titolo, 1930, tempera, cm 45x30 cm.
Come i Sei di Torino - che presentavano differenze tra il loro modo di esprimersi che li portava ad avere la propria personalità e il proprio stile – anche Luca Ceccherini (Arezzo, 1993), Sebastiano Impellizzeri (Catania, 1987), Giuseppe Mulas (Alghero, 1995), Ottavia Plazza (Alessandria, 1992), Giulio Saverio Rossi (Massa, 1988) ed Alan Stefanato (Trieste, 1992) sono pittori che partono da una ricerca nella figurazione per poi prendere strade diverse, espandendo così questi orizzonti. In questa occasione i pittori si confronteranno non solo con le opere dei Sei di Torino ma anche e soprattutto tra di loro: un progetto dunque che guarda alla storia dell’arte del ‘900 ed un dialogo tra le generazioni sul medium pittorico. Siamo così di fronte non ad una sola ed univoca modalità allineata di fare pittura ma ad una molteplicità di pratiche che guardano al passato, al presente e al futuro.
Sarà nella casa di Pavarolo di Felice e Daphne Casorati, in via Maestra a Pavarolo, e nei vari luoghi del borgo riconvertiti a spazi espositivi all'interno del progetto "Emporium Project” che esporranno i 6 artisti contemporanei, selezionati grazie al contributo dei curatori Giuseppe Arnesano, Davide Gambaretto, Federica Maria Giallombardo, Sergey Kantsedal, Matteo Mottin e Simona Squadrito.
Il gruppo dei Sei Pittori si è formato a Torino nel 1929, contribuendo a creare uno dei periodi più vivi e intensi della storia cittadina. Questo progetto vuole non solo rendere presente e visibile questa linea continua che lega quasi cent’anni di pittura, ma anche omaggiare sei pittori che, insieme a Felice Casorati, hanno acceso e mantenuto il focolaio della pittura a Torino per quasi un secolo.
Location
Il Museo Studio Felice Casorati è in via del Rubino 9, a Pavarolo (TO). Casa Casorati e le Project Room sono dislocate lungo via Maestra di Pavarolo, e in vari spazi del paese, e saranno segnalati su una mappa a disposizione negli spazi espositivi.
Biglietteria e orari < NON è richiesta prenotazione >
La mostra, a ingresso libero, resterà aperta al pubblico sino a domenica 21 novembre, tutte le domeniche pomeriggio, dalle 14 alle 18. Per accedere sarà obbligatorio essere in possesso del Green Pass.
Biglietteria e orari < NON è richiesta prenotazione >
La mostra, a ingresso libero, resterà aperta al pubblico sino a domenica 21 novembre, tutte le domeniche pomeriggio, dalle 14 alle 18. Per accedere sarà obbligatorio essere in possesso del Green Pass.
Raggiungere Pavarolo
Nelle domeniche 3 e 17 ottobre e 7 e 21 novembre sarà messa a disposizione una navetta gratuita dal centro di Torino per raggiungere Pavarolo con autoservizi Pedrotto. Info e prenotazione obbligatoria (entro le ore 12 del giorno precedente) alla mail turismo@comune.pavarolo.to.it.
Nelle domeniche 3 e 17 ottobre e 7 e 21 novembre sarà messa a disposizione una navetta gratuita dal centro di Torino per raggiungere Pavarolo con autoservizi Pedrotto. Info e prenotazione obbligatoria (entro le ore 12 del giorno precedente) alla mail turismo@comune.pavarolo.to.it.
Andata : ore 14:15 Torino, P.za Vittorio Veneto angolo via Giulia di Barolo-via Po' - Pavarolo
Ritorno : ore 17:30 Pavarolo - Torino, P.za Vittorio Veneto
NB: 17 ottobre e 7 novembre navetta riservata ad abbonati Torino musei
Visitare il CASTELLO di Pavarolo
Nelle domeniche 3 e 17 ottobre e 7 e 21 novembre sarà possibile visitare il CASTELLO DI PAVAROLO alle ore 15:00 > visita guidata 10€ intero, 8€ ridotto > prenotazione obbligatoria turismo@comune.pavarolo.to.it (per effettuare la visita guidata la proprietà richiede numero minimo/massimo di visitatori)
Mangiare a Pavarolo
È possibile pranzare nei rinomati ristoranti del paese (si consiglia la prenotazione) Ristorante del Castello 011/9408042, Ristorante dell'Allegria 011/9431716 o semplicemente al sacco acquistando i panini nel piccolo Emporio di Pavarolo 011/9431721
Info aggiuntive turismo@comune.pavarolo.to.it
Per informazioni sono consultabili i siti internet: www.pavarolo.casorati.net e www.comune.pavarolo.to.it.
Il progetto è stato realizzato con il sostegno del Comune di Pavarolo, dell’Archivio Casorati, della Regione Piemonte e della Fondazione CRT nel merito del bando Esponente.
Video
Galleria fotografica
L'elemento di riferimento del centro storico di Pavarolo è la torre campanaria ubicata tra la chiesa parrocchiale ed il castello. Ai piedi del campanile si inserisce l'itinerario Casorati (6 opere, della famiglia Casorati riprodotte su cristallo ed esposte lungo le vie del paese) e numerosi mosaici testimonianza delle storiche Biennali di pittura “Felice Casorati a Pavarolo”.
La torre di Pavarolo, che si erge solitaria ai piedi del castello, a pochi passi dalla chiesa parrocchiale, è uno degli edifici più significativi del paese e ne è considerata uno dei simboli, tanto da essere rappresentata anche sullo stemma comunale.
Si tratta di una costruzione originale sia nella collocazione (è infatti isolata rispetto agli edifici circostanti), sia nella forma, con un passaggio che ne attraversa la base.
Si tratta, inoltre, di un edificio la cui storia e le funzioni originarie sono incerte anche se, sui motivi per cui fu costruito, è possibile avanzare qualche ipotesi abbastanza fondata.
Si tratta di una costruzione originale sia nella collocazione (è infatti isolata rispetto agli edifici circostanti), sia nella forma, con un passaggio che ne attraversa la base.
Si tratta, inoltre, di un edificio la cui storia e le funzioni originarie sono incerte anche se, sui motivi per cui fu costruito, è possibile avanzare qualche ipotesi abbastanza fondata.
La prima incognita riguarda la data di costruzione della torre: mancano infatti documenti che vi accennino, ma si è portati a pensare che torre e castello siano all'incirca coevi, e databili attorno all'XI secolo.
Il secondo dubbio riguarda la funzione della torre: scartata l'ipotesi che anche in origine servisse da campanile, sembra più probabile si trattasse di una (ma probabilmente non l'unica, visto che animali e carri non salgono le scale...) porta di accesso al "recinto" che circondava il nucleo del paese.
Una costruzione difensiva, perciò, ma anche un edificio su cui mantenere in permanenza delle sentinelle, posta com'è in posizione dominante rispetto alle valli circostanti.
Se c'era una porta, però, doveva esserci anche un muro, e si affaccia qui il terzo dubbio. Pavarolo aveva davvero una cinta difensiva, ed in caso affermativo, dove correva? Che una cinta ci fosse, lo si desumerebbe anche dalla formula con cui, nel libro degli Ordinati (le relazioni degli antichi consigli comunali) si apriva il resoconto di ogni seduta.
Vi leggiamo, ad esempio: "L 'anno del Signore mille settecento cinquanta nove, ed al diciotto del mese di febbraio, in Pavarolo e stanza del comune ove suole radunarsi l'ordinario Conseglio del/a presente Comunità, posta nel Recinto, si sono congregati....
C'è un recinto, dunque e, alle spalle della torre, c'è una via che ancora oggi si chiama Barbacana.
Il barbacane è il muro esterno delle fortezze: la torre, allora, potrebbe essere stata la difesa eretta nel punto in cui il muro (che probabilmente si svolgeva attorno al cocuzzolo su cui sorge il castello) si interrompeva per consentire l'accesso all'interno.
Il quarto ed ultimo dubbio riguarda la scala che conduce alla torre: alla sua base, vi sono due ampi archi (ora murati), che disegnano all'esterno il percorso della volta scavata nel terrapieno che la sostiene. All'inizio del secolo, dietro la scala passava la strada di accesso al paese. Quando questa è stata allargata e spostata più a valle.
È stato necessario interrompere il percorso della scala che, dalla torre, scendeva al piazzale della chiesa parrocchiale presso la quale, un tempo, si trovava anche il cimitero.
Nei vari interventi, inoltre, è andato distrutto anche l'arco (chiuso probabilmente da una porta) che si trovava all'ingresso del camposanto.
Per quale motivo sarebbe stato necessario fare una volta sotto la scala di accesso alla torre?.
Non è forse più probabile che sotto la scala si trovasse un fossato (a difesa del lato esterno del "recinto")?.
Lo spunto per questa ipotesi è legato alla presenza di un grande stagno che, all'inizio del secolo, si trovava al centro del paese.
Una costruzione difensiva, perciò, ma anche un edificio su cui mantenere in permanenza delle sentinelle, posta com'è in posizione dominante rispetto alle valli circostanti.
Se c'era una porta, però, doveva esserci anche un muro, e si affaccia qui il terzo dubbio. Pavarolo aveva davvero una cinta difensiva, ed in caso affermativo, dove correva? Che una cinta ci fosse, lo si desumerebbe anche dalla formula con cui, nel libro degli Ordinati (le relazioni degli antichi consigli comunali) si apriva il resoconto di ogni seduta.
Vi leggiamo, ad esempio: "L 'anno del Signore mille settecento cinquanta nove, ed al diciotto del mese di febbraio, in Pavarolo e stanza del comune ove suole radunarsi l'ordinario Conseglio del/a presente Comunità, posta nel Recinto, si sono congregati....
C'è un recinto, dunque e, alle spalle della torre, c'è una via che ancora oggi si chiama Barbacana.
Il barbacane è il muro esterno delle fortezze: la torre, allora, potrebbe essere stata la difesa eretta nel punto in cui il muro (che probabilmente si svolgeva attorno al cocuzzolo su cui sorge il castello) si interrompeva per consentire l'accesso all'interno.
Il quarto ed ultimo dubbio riguarda la scala che conduce alla torre: alla sua base, vi sono due ampi archi (ora murati), che disegnano all'esterno il percorso della volta scavata nel terrapieno che la sostiene. All'inizio del secolo, dietro la scala passava la strada di accesso al paese. Quando questa è stata allargata e spostata più a valle.
È stato necessario interrompere il percorso della scala che, dalla torre, scendeva al piazzale della chiesa parrocchiale presso la quale, un tempo, si trovava anche il cimitero.
Nei vari interventi, inoltre, è andato distrutto anche l'arco (chiuso probabilmente da una porta) che si trovava all'ingresso del camposanto.
Per quale motivo sarebbe stato necessario fare una volta sotto la scala di accesso alla torre?.
Non è forse più probabile che sotto la scala si trovasse un fossato (a difesa del lato esterno del "recinto")?.
Lo spunto per questa ipotesi è legato alla presenza di un grande stagno che, all'inizio del secolo, si trovava al centro del paese.
Allegati
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Ultimo aggiornamento pagina: 08/12/2022 20:25:31